MILANO | Mars | 1 – 16 dicembre 2016
di ALESSANDRO TRABUCCO
Esiste un luogo nel quale è ancora possibile vivere lo stupore, quel sentimento profondo e puro che descrive emozione e bellezza. Esistono anche persone che riescono a cogliere dei dettagli che altrimenti rimarrebbero tali: solo dei piccoli particolari inosservati.
Basta uno sguardo più consapevole per comprendere il fascino essenziale delle cose e ritrovare negli oggetti ciò che con una superficiale osservazione non si riuscirebbe a percepire. Questo è il compito dell’Arte e l’artista ne è il suo strumento.
In questo luogo non vi sono distese d’erba verde smeraldo e fiori sbocciati al sole, alberi rigogliosi e oasi di pace e silenzio, l’ambiente di cui parlo è un piccolo “giardino” di pietre fosforescenti, creato artificialmente in un luogo chiuso, in apparenza angusto e col pavimento in cemento, ma che grazie alla creazione artistica diventa spazio magico, riflesso esteriore di un mondo interiorizzato perché appartenente all’immaginazione.
L’artefice di questa magia è Yari Miele (Como, 1977), artista sperimentatore e attento alle potenzialità espressive dei materiali, quasi fossero portatori di messaggi nascosti e indecifrabili.
Queste pietre sono il risultato di un recupero, elementi di scarto destinati alla distruzione, residui di pezzi più grandi, la cui inutilità viene rivelata dalle loro forme innaturali, ricavate dopo un intervento tecnologico radicale: un taglio eseguito con il laser.
Frammenti dalle linee geometriche perfette e con alcuni lati grezzi, riprendono a vivere una propria esistenza autonoma, e l’artista dona ad essi un’anima, riattivandoli attraverso un gesto che infonde loro una sorta di seconda vita, un calore energetico attivo e costante, grazie a un’azione significativa ed essenziale. Manipolazione industriale e intervento umano, sono i due argomenti principali di questa poesia.
Le pietre sono pezzi di grès, marmi policromi e neri, le cui venature già di per sé sembrano delle meravigliose opere d’arte, espressione di un’evoluzione spontanea e, in questo specifico caso, inalterabile.
Come procede quindi Yari Miele? Evidenziandone alcune parti, colorando con della materia fosforescente quei segni che maggiormente catturano il suo gusto: imperfezioni e punti di rottura, accentuandone in questo modo il loro potere attrattivo.
In questa mostra personale allo Spazio MARS di Milano, il cui titolo deriva dal nome “Blue Marble” dato ad una foto della Terra scattata da un satellite nel dicembre 1972, Miele ha anche ingrandito la particolare decorazione naturale dipingendo sulla parete frontale delle grandi venature marmoree invisibili alla luce naturale ma che si attivano, insieme alle pietre, solo dopo l’accensione di tre lampade di Wood che ne svelano la presenza.
Difficile poter descrivere l’origine di questa invenzione, perché potrebbero sembrare delle onde di energia pura, come dei lampi di luce in un cielo nero uniforme.
Gli oggetti posti sul terreno, le pietre, sono simili a monoliti rituali di una millenaria cultura cosmica, attirano lo sguardo ipnotizzandolo, psichedelici agglomerati minerali che si accendono e si colorano di luce propria, come governati da un’energia superiore: quella emanata della creazione artistica.
Yari Miele – Blue Night Marble
a cura di Fabio Carnaghi e Alberto Mugnaini
MARS Milan Artist Run Space
via Guido Guinizelli 6, Milano
1 – 16 dicembre 2016
su appuntamento
Info: mars.mailto@gmail.com
www.marsmilano.com