SIENA | Santa Maria della Scala | Fino al 2 ottobre 2016
di Matilde Puleo
Francesco Clemente: nuove immagini dal vago riferimento esoterico. Ruote, fiori e mandala raccontano la sua recente produzione artistica negli spazi di Santa Maria della Scala a Siena.
Fiori d’inverno a New York è il titolo della mostra di Francesco Clemente che rimanda all’universo della pittura à plat. Una decina di grandi tele dalle tonalità calde e dalle forme racchiuse in contorni netti e definiti, sul modello delle vetrate gotiche che tanto affascinarono quei pittori dell’Ottocento che subirono il fascino del primitivismo e dell’esotismo. I fiori invernali sono in questo senso uno stimolo intellettuale per assimilare il lavoro ad un simbolismo carico di mistero. Un simbolismo imbevuto di intenti spirituali e intimisti, oltre che idealistici, che si accordano con la volontà dell’artista di assumersi una missione romantica, d’artista-profeta, capace di introspezione. Ne risulta un ibrido altamente decorativo e in molti casi elegantissimo (è il caso di Winter Flower, 2014 che apre la mostra) tra identità artistiche molto diverse fra loro, forzate da un susseguirsi di strati di colore e di disegno molto diversificati negli intenti e nella resa finale.
Una pittura fatta di linguaggi sovrapposti che vengono organizzati e poi gestiti in un secondo momento con la visionaria capacità di un artista navigato. In realtà, anche il tema è in grado di evidenziare almeno due strati diversi di analisi: da un lato i fiori carichi di rossi unti e accesi con fogliame costituito da linee di contorno morbide di verde intenso (vedi Fiori d’inverno II, del 2014) e dall’altro, un ciclo dedicato all’albero della vita (Tree of life, 2013-’14), nel quale i riferimenti al mondo calligrafico del mandala è molto evidente.
Nel ciclo dei fiori l’armonizzazione tra soggetto e sfondi piatti presenta parti di tela dotate di luminescenze tardo gotiche che si sposano benissimo con lo spazio ospitante. Si giunge alla mostra infatti dopo aver percorso i cicli di affreschi di scuola senese che sembrano essere i progenitori e referenti spirituali di questa intensità cromatica dal carattere temperante ma vitale, metafora di un’esistenza fragile e forte al tempo stesso. Quelli di Clemente non a caso sono fiori non ancora sfioriti e tuttavia non più svettanti e impavidi boccioli.
Nel ciclo dell’albero le opere si trasformano in ruote del destino, interamente decorate da corpi umani o vegetali che si collegano fra loro in una sorta di mandala o pattern decorativo da carta da parati. A ciò si aggiungono una serie di stratificati occultamenti di zone disegnate (come nel caso delle due sagome a forma di pesci contrapposti per Amore, 2013-14) per lasciare il posto a paste cromatiche più scure e ghirigori meno controllati, come accade nel fumo del sigaro dell’opera Per Morton Feldman.
Una mostra che sembra essere un richiamo evidente alle ruote buddiste e alla metafora del viaggio come eterno ritorno sui nostri passi, ma anche un invito a riflettere sulla creazione artistica come occasione per meditare su se stessi, sulla vita, sull’esistenza e sulla divinità. Esempio evidente di un modo per rappresentare l’universo con i suoi infiniti percorsi di vita che molto ricorda quell’India che l’artista conosce bene.
Francesco Clemente. Fiori d’inverno a New York
a cura di Max Seidel
Fino al 2 ottobre 2016
Santa Maria della Scala
Piazza del Duomo 2, Siena
Info: + 39 0577 534571 (biglietteria)
infoscala@comune.siena.it
www.santamariadellascala.com