TORINO | Toolbox Coworking | 20-21 settembre 2024
MÁLAGA (SPAGNA) | Casa Invisible | marzo 2025
Intervista a EVA FRAPICCINI di Eleonora Bianchi
ReciproCity è un progetto di Eva Frapiccini, avviato a Torino il 20 e 21 settembre 2024 con una due giorni di talk, laboratori creativi e interventi artistici finalizzati alla discussione di temi urgenti: gli spazi in pericolo, la sostenibilità delle nostre città e la progressiva privatizzazione del verde pubblico. Con la tappa di Málaga (Spagna) – in programma il prossimo marzo –, il progetto vuole sensibilizzare ulteriormente i fruitori sul valore degli spazi pubblici come motore di inclusione sociale, per sottolineare l’importanza del mutualismo e della partecipazione collettiva nel preservare luoghi come Casa Invisible.
Attraverso il suo lavoro, Eva Frapiccini vuole creare un ponte tra le due città e permettere alle comunità di condividere esperienze e spunti, ma anche ispirare nei fruitori una maggiore consapevolezza, un rinnovato senso di appartenenza e la volontà di impegnarsi attivamente per proteggere i luoghi che definiamo casa.
L’abbiamo intervistata per comprendere al meglio le intenzioni e le potenzialità di ReciproCity.
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Eva Frapiccini. ReciproCity, veduta parziale della mostra, Toolbox Coworking, Torino Ph. Beppe Giardino
Qual è stata l’ispirazione principale dietro ReciproCity? Ci sono esperienze personali o artistiche che hanno influenzato il progetto?
Alla base di ReciproCity c’è una riflessione personale su come i rapporti tra le persone siano cambiati con l’avvento di certi meccanismi commerciali, ormai accessibili al cittadino medio. Penso, ad esempio, a quei sistemi che permettono di mettere a reddito i propri beni, siano essi appartamenti, vestiti o altro, raggiungendo un’audience molto più ampia rispetto al passato. Oggi tutto sembra monetizzabile, sia pur per poco tempo, ma a pagarne le spese sono le relazioni di mutualismo e amicizia.
Consumismo e mercificazione sono alle spalle di quelle dinamiche di gentrificazione e privatizzazione degli spazi pubblici. Il che porta a un progressivo allontanamento dalla consapevolezza del patto sociale e dal benessere collettivo, sempre più sacrificati a favore di interessi individuali. Mentre l’Unione Europea sta tracciando un percorso verso la transizione ecologica, è fondamentale conoscere gli effetti e le cause di queste trasformazioni, per modificare concretamente i rapporti di potere, optare per politiche inclusive, a vantaggio di una crescita collettiva.
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Eva Frapiccini. ReciproCity, work in progress, Toolbox Coworking, Torino Ph. Beppe Giardino
Quali tematiche affronta il progetto? E quale messaggio speri di trasmettere con la tappa di Malaga, considerando il contesto specifico della Casa Invisible?
ReciproCity si è sviluppato grazie a un dialogo spontaneo con Gemma Medina, curatrice di Arte Útil, un’associazione olandese fondata da Tania Bruguera. Gemma mi ha raccontato della realtà della Casa Invisible di Malaga, un edificio comunale vissuto dalla comunità locale da oltre 17 anni, ma continuamente minacciato di sgombero perché appetibile agli investitori immobiliari. Nonostante queste difficoltà, una rete di associazioni, insieme a gruppi spontanei di cittadini e studenti, sta lottando per ottenere l’approvazione del Comune per ristrutturare l’edificio. Questo processo è sostenuto anche dal duo artistico Libia Castro e Olafur Olafsson attraverso il progetto Bola de Nieve, che coinvolge artisti per mantenere viva l’attenzione delle istituzioni culturali su questo spazio.
A Torino, ReciproCity ha trovato terreno fertile grazie alla collaborazione con PrintClub, da sempre impegnato con Urban Lab e altri partner nella rivitalizzazione degli spazi urbani, in particolare nelle aree periferiche. Toolbox Coworking è stato il luogo ideale per il primo incontro: un ex edificio industriale riqualificato, frequentato quotidianamente da creativi e studenti, e già teatro di eventi rilevanti su queste tematiche.
Il progetto affronta temi cruciali: la sostenibilità delle nostre città, gli effetti della gentrificazione e le politiche di privatizzazione degli spazi pubblici e verdi, sperando di riuscire a fare qualcosa di concreto finché siamo in tempo. Nella tappa torinese – il 20 e 21 settembre 2024 – si è parlato delle aree verdi e dei parchi fluviali come risorse fondamentali per contrastare il cambiamento climatico, ma si è anche discusso dell’abitare sostenibile, del diritto alla casa, di coabitazione e di politiche urbane.
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Eva Frapiccini. ReciproCity, veduta parziale della mostra, Toolbox Coworking, Torino Ph. Beppe Giardino
Nel progetto parli di spazi in pericolo: cosa significa per te proteggere un luogo? Quali azioni concrete vorresti ispirare nei cittadini attraverso il tuo lavoro?
Proteggere un luogo significa valorizzare la sua storia, le sue risorse culturali, territoriali e umane, è prendersi cura delle generazioni che lo hanno costruito. È un atto di tutela verso il passato, ma anche un impegno per il futuro: creare una connessione tra la memoria di un luogo e le nuove generazioni affinché se ne prendano cura e ne diventino custodi. Questo processo richiede conoscenza, partecipazione e un lavoro attivo di tutela, che spesso comporta impegno economico e fatica, da parte delle amministrazioni e dei cittadini. Tuttavia, è un investimento imprescindibile. Se smettiamo di prenderci cura dei nostri spazi, le nostre vite e il nostro territorio peggioreranno irrimediabilmente e non ci sarà tecnologia, né internet, né intelligenza artificiale che potrà sostituire questa responsabilità collettiva.
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Eva Frapiccini. ReciproCity, uno dei talk, Toolbox Coworking, Torino
A Torino, il focus è stato sulle aree verdi e sulle risorse naturali urbane. Quali sono, secondo te, gli interventi più urgenti per ripensare il rapporto tra natura e città?
A Torino abbiamo discusso diverse iniziative legate alla storia della città e alle sue risorse naturali. Francesca Bragaglia ha delineato le politiche di riqualificazione urbana, dai progetti del 2003-2010 fino ai più recenti piani di rilancio delle periferie. Stefano Olivari, di Orti Generali, ha invece presentato l’esperienza di trasformazione di ex aree industriali in orti urbani, gestiti dai cittadini. Questa pratica, in particolare, mi sembra particolarmente importante: non solo promuove la sostenibilità, ma rafforza anche il tessuto sociale, contribuendo alla rigenerazione delle città.
In un’epoca di cambiamenti climatici, le città saranno sempre più esposte a ondate di calore e fenomeni estremi. Chi potrà, si sposterà in zone meno calde; chi non avrà le risorse, rimarrà in contesti urbani dove il cemento intensifica le temperature. È quindi fondamentale investire nella creazione di reti umane e aree verdi per migliorare la vivibilità urbana e mitigare gli effetti climatici.
Silvia Cafora ed Erika Mangione hanno presentato l’iniziativa di mappatura degli appartamenti sfitti e abbandonati condotta dall’associazione Vuoti a Rendere. Si tratta di un progetto che chiede al Comune di Torino di tassare chi tiene gli immobili vuoti in una città che vive una crisi abitativa. Karl Krähmer, infine, ha spiegato il primo esperimento italiano di Community Building Trust, avviato con la Fondazione Porta Palazzo. Questo modello, già applicato in Austria e nei Paesi Bassi, mira a contrastare la speculazione edilizia e a rendere accessibile l’acquisto di abitazioni per chi ha redditi tra i 1200 e 1500 euro al mese, ma non può offrire garanzie sufficienti alle banche.
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Eva Frapiccini. ReciproCity, work in progress della serigrafia di Lorenzo Olivetti, Toolbox Coworking, Torino
Il progetto prosegue a Malaga, alla Casa Invisible, un luogo con una forte valenza politica e culturale. Come si collega questa tappa con la realtà di Torino? C’è un filo conduttore tra le due città che pensi emergerà attraverso il progetto ReciproCity?
Il legame tra le due città nasce proprio attraverso il fare. La nostra presenza a Málaga, per far conoscere gli esiti dell’incontro di Torino, getta il seme di una connessione tra queste due realtà. Le opere rimarranno in città per un periodo, e la mia installazione sarà esposta a Casa Invisible, offrendo al pubblico l’opportunità di approfondire il progetto attraverso una piccola pubblicazione e il sito web del progetto.
La situazione a Málaga è ormai esplosiva: lo scorso dicembre, la città ha deciso di bloccare la concessione di nuove licenze per Airbnb, un provvedimento arrivato dopo anni di crescente pressione. I costi degli affitti sono schizzati alle stelle, le comunità di quartiere stanno scomparendo, e i negozi locali sono stati rimpiazzati da franchising capaci di sostenere canoni di affitto esorbitanti. Questo degrado sociale ed economico è sotto gli occhi di tutti, ma ciò che lo rende paradossale è il fatto che sia stato alimentato dalle stesse politiche promosse dall’amministrazione cittadina.
La città ha offerto spazi gratuiti a grandi istituzioni culturali come il Museo Picasso e il Centre Pompidou, ma queste iniziative, per quanto prestigiose, hanno contribuito a rendere insostenibile la vita dei suoi cittadini.
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Eva Frapiccini. ReciproCity, uno dei talk, Toolbox Coworking, Torino
Hai già un’idea su come il progetto ReciproCity potrebbe evolversi dopo la tappa di Malaga? Ci sono altre città o comunità con cui vorresti collaborare in futuro? Pensi che questo modello possa essere replicato in altre città o contesti?
Sì, mi piacerebbe coinvolgere artisti e organizzazioni di altre città del Mediterraneo, che condividono sfide simili, essendo mete turistiche per i cittadini del Nord Europa. Di recente sono stata a Porto, dove la situazione abitativa è ormai insostenibile: la speculazione ha costretto molti abitanti ad abbandonare il centro storico, acquistato in blocco da multinazionali. Conosco bene anche Palermo, una città che ho visto cambiare profondamente dal 2017 a oggi. Vorrei partire da queste due città per conoscere delle realtà culturali che si stanno interrogando su questi temi.
Il mio è un lavoro collaborativo e credo che la qualità delle persone con cui si sceglie di lavorare sia quanto rimane effettivamente di un progetto. Un’alleanza, per quanto temporanea, è l’unico modo per far fronte a sfide comuni, diffondere buone pratiche in un mondo di indifferenza e individualismo e sviluppare una lettura critica dei programmi di chi amministra la cosa pubblica. Replicare questo modello in altre città è possibile, ma richiede, naturalmente, un adattamento ai contesti specifici e il coinvolgimento di comunità che vogliano davvero costruire un cambiamento.
ReciproCity un’idea di Eva Frapiccini
un progetto di Print Club Torino
Reciprocity è reso possibile grazie al sostegno finanziario del Culture of Solidarity Fund promosso dall’European Cultural Foundation
in collaborazione con: Libia Castro & Ólafur Ólafsson, Fundaciòn de los Comunes, La Casa Invisible, Asociación de Arte Útil, Full – Politecnico di Torino, LabOnt – Università di Torino, Toolbox Coworking, Ordine degli Architetti PPC di Torino e Fondazione per l’Architettura, Torino
20-21 settembre 2024
Toolbox Coworking
Via Agostino da Montefeltro 2, Torino
marzo 2025
Casa Invisible
Calle Andrés Pérez 8, Distrito Centro, Málaga (Spagna)
Info: www.graphicdays.it