NAPOLI | Casa Di Marino | Fino al 5 aprile 2025
di ANTONELLO TOLVE
Our Souls at Night, a Casa Di Marino, è un progetto polifonico interamente disegnato da Enzo e Giosuè, figli di Umberto, che connette il lavoro di sette artisti (nati tutti tra gli anni Novanta e il primo decennio del XXI secolo) per raccontare un mondo, quello che viviamo, segnato dal disinganno o da quello che Paul Virilio, per tempo, ha chiamato presentisme de l’instante.
Nata da un’ampia ricerca, da varie studio visit, da scelte precise e da un fil rouge che trasforma le opere in episistemi di un più ampio racconto, l’esposizione si pone come una interruzione riflessiva, un incidente di fatto, per dirla con Deleuze, dove il pensiero sfugge dagli innocui luoghi comuni o dal suo inevitabile trasformarsi in merce, per incanalarsi in sentieri che rettificano i rimossi e i rimorsi della storia, le angosce e le ansie del presente, gli aspetti più stridenti del dominio finto-democratico di massa, fino a farsi portatori di una hegeliana coscienza infelice e a gettare luce su tutti quei fantasmi che nascondiamo prima di tutto a noi stessi.

Our Souls at Night, 2025, veduta della mostra alla Galleria Umberto Di Marino (Napoli), photo Danilo Donzelli.
Our Souls at Night (Le nostre anime di notte), un titolo che rimanda senza mezzi termini all’omonimo romanzo scritto da Kent Haruf nel 2016 e diventato poco dopo anche un film (fuori concorso alla 74ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia) diretto da Ritesh Batra, si presenta come una costellazione di idee, come un orizzonte di posizioni teoriche e come un insieme di interrogativi visivi capaci di disarcionare il pensiero a senso unico, di generare ipotesi, di sollecitare l’immaginazione, di usare forme e formule apparentemente innocue – a tratti fiabesche e spaesanti – ma la cui valenza liquida crudamente i processi globali di produzioni (ciarlatane) che nascono sotto il segno della merce e dello spettacolo.
Intesi con mezzi per resistere a «un eterno adesso», e dunque alla «paura di futuro soffocato e che ha tradito le premesse di positività e sostenibilità», i lavori di Omar Castillo Alfaro (Tulancingo, 1991), Guendalina Cerruti (Milano, 1992), Gwen (Pitesti, 2001), Miriam Marafioti (Genova, 1996), Margherita Mezzetti (Siena, 1990), Gabriella Siciliano (Napoli, 1990) e Yulia Zinshtein (Filadelfia, 1990) rappresentano le giuste vie di fuga (alcune vie di fuga possibili) dal paralizzante cul-de-sac della mondializzazione, terreno contemporaneo apparentemente senza muri e senza confini che si presenta, tuttavia, come una grande gabbia invisibile dove la libertà è relegata ad esser serva, a tempo pieno, del tempo libero (Brandi docet).
Ogni opera, in questa mostra elaborata da Enzo e Giosuè, è un pensiero che rompe i conformismi per porre le debite distanze dall’opacità dell’industria culturale – si pensi alla linea impalpabile (negativa?) che collega Toqueville, Adorno e Horkheimer, Weber, Heidegger, Arendt… – in cui l’individuo è atomizzato, narcotizzato, consumato dal consumo (il consumismo ti consuma era un vecchio slogan che addobbava in passato alcune pareti scolastiche delle nostre città) dei vari divertimenti addomesticati.

Omar Castillo Alfaro, Manga crying – Phénix Pico (Amantecas, chapter 1: Pedro, series), 2024, piume naturali di uccello, steatite, cartoncino e legno, 52,5x43x8 cm.
Con i suoi Manga crying – Phénix Pico (2024) e i quattro Chute 3-5-7-8 – Pedro (2024), becchi di sparviero in alabastro trasformati in pendenti attaccati a ganci da macellaio ripiegati a fuoco quasi a creare una catena di segni cuneiformi (i lavori fanno tutti parte del ciclo Amantecas, chapter 1: Pedro, series), Omar Castillo Alfaro rivisita alcune forme artigianali degli Aztechi innestandoli a elementi della cultura contemporanea per dar luogo a una sorta di accartocciamento temporale. Il potere magnetico di Black Hairs and The North Face painting (2021), Pieces of Me (2025) e Tin Butterflies (2025), tre splendidi lavori di Guendalina Cerruti, ci invita a riflettere sulla civiltà del consumismo, sul modello throw-away living e sulla rivincita del do it yourself.

Guendalina Cerruti, Pieces of Me, 2025, Nike Shox R4 Neymar, legno, tessuto di cotone a righe, pizzo, colori acrilici, filo metallico, griglia metallica, ruote di legno, perline di plastica multicolore, chiodi e pennarelli, 55×25 cm.
Le apparentemente innocue tele di Gwen – Ducks, Those who live alone, White loses her mind, Dreamy in a warm place e Altar for a sleeping statue (tutte del 2024) – intrecciano fabule del passato a ossessioni del presente, mentre quelle di Miriam Marafioti (davvero impareggiabili Palazzine ad angolo del 2023 e Lidl da casa di Vic del 2024), con i loro colori croccanti e smaglianti, portano nell’artificio dell’artificio dell’artificio, fino a fare i conti con una fulminea nostalgia del futuro.

Miriam Marafioti, Lidl da casa di Vic, 2024, tecnica mista su assemblaggio di tela e tavola, 53,4×63 cm.
Se poi Margherita Mezzetti con le sue Grace, Fortuna e Butterfly del 2024 propone un lavoro in cui l’apparenza si consuma sotto un passaggio dall’heimlich all’unheimlich (quanto vicini sono alcuni suoi lavori per tematica alle porcellane di Jessica Harrison) e la rivisitazione del passato si interseca a dinamiche che abbracciano diritti e contesti diversi, Yulia Zinshtein, dal canto suo, con Second time around (2023), Footies (2024), Slight of Hand (2024), How soon is now (2024) e Nina at Cafe Peru, Rome (2024), propone forme surrogate, leccate e cremose, che se da una parte – prediligendo colori secondari e piattezze – ritessono un legame con l’area indimenticabile dei fauves, dall’altra fanno i conti con l’oggettualizzazione del corpo (con la sua vetrinizzazione), con l’eros e con una sentita sessualità.

Yulia Zinshtein, Second time around, 2023, olio e pastello su tela, 150×163 cm.
Mi manchi, Capitan America e Confetta (2022), Mi manchi, Principe (2022), Elliot (2023), Easter ’97 (2024) e Easter ’97 #2 (2024), sono, infine, quattro capolavori a firma di Gabriella Siciliano che trasformano il mondo in un melancolico amarcord nel quale si scorge un’illusione che porta alla fine dell’illusione stessa, dove il miele è diventato ormai terra riarsa e il patrimonio di immagini che toccano gli io aggrappati alle pareti della mente si fanno, nell’accélération de l’histoire, sempre più soft, nebulosi, spettrali.
Uniti dal segno di una sentita nostalgia generazionale, i sette artisti che raccontano Our Souls at Night tratteggiano via via «una piccola storia» semplice «composta» appunto da tante opere, da tante «testimonianze dissonanti e contemporanee, che convergono sull’assenza di una verità univoca. Di fronte a questa realtà, ciò che resta è un senso di profonda amarezza, una nostalgia per un passato che sembra irrecuperabile e una malinconia che permea ogni aspetto della vita contemporanea».
Our Souls at Night
Group exhibition con: Omar Castillo Alfaro, Guendalina Cerruti, Gwen,Miriam Marafioti, Margherita Mezzetti, Gabriella Siciliano, Yulia Zinshtein
24 febbraio – 5 aprile 2025
Casa Di Marino
Via Monte di Dio 9, Napoli
Orari: lunedì – sabato ore 11.00 – 13.00 / 15.00 – 19.00