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PARIGI (FRANCIA) | Galerie Perrotin | 26 aprile – 7 giugno 2014

Intervista a LORENZO FIASCHI di Matteo Galbiati 

In occasione della grande retrospettiva che la Galerie Perrotin di Parigi, in collaborazione con Galleria Continua (San Gimignano, Beijing, Les Moulins), ha voluto dedicare a Chen Zhen (1955-2000) nei suoi tre spazi parigini, abbiamo intervistato Lorenzo Fiaschi che, con Mario Cristiani e Maurizio Rigillo, dirige la galleria toscana, ormai abituata a seguire e organizzare grandi progetti con i maggiori artisti contemporanei e dialogando con le più significative istituzioni culturali e con i più dinamici e attivi spazi privati internazionali.
La mostra parigina di Chen Zhen – di cui Galleria Continua segue in esclusiva l’archivio oltre a rappresentare l’artista – è dimostrazione di come volontà, passione e dedizione rendano possibile la realizzazione di progetti che, come questo, hanno un carattere museale di grande respiro:

Chen Zhen, Beyond the Vulnerability, 1999, 
sculture di candele, disegni, collage, ferro, legno, vetro, plexiglas
, 111x140x80 cm ciascun tavolo (lunghezza totale 10 m); 200x80 cm ciascun collage Courtesy ADAC – Association des Amis de Chen Zhen Photo Ela Bialkowska

Come è nato questo grande progetto tra due gallerie tanto importanti a livello internazionale?
La proposta della mostra è arrivata direttamente da Emmanuel Perrotin incuriosito dall’idea di realizzare una mostra su Chen Zhen con un progetto di considerevole importanza. Ci si conosceva già anche per la nostra attività a Les Moulins. Quello che ha stupito molto è che due realtà che, apparentemente, potrebbero sembrare concorrenti e “rivali”, abbiano, in accordo e sintonia, concepito e prodotto una mostra di questa importanza. Tutto nasce da una comune passione e da un forte desiderio condiviso di poter offrire al pubblico qualcosa di profondo e di rilevante, che superasse l’idea di una mostra da “galleria”. 

Su quali principi vi siete allora basati?
Con Perrotin abbiamo sentito l’esigenza di non realizzare solo una retrospettiva antologica di Chen Zhen – che per altro presenta lavori di una certa importanza e che coprono un arco cronologico davvero significativo – ma abbiamo voluto che questa mostra ne rispecchiasse anche pienamente lo spirito. Noi di Continua lo abbiamo conosciuto in modo profondo e con lui abbiamo affrontato molti progetti e sfide, sappiamo bene quale fosse il suo animo e le sue idee. Credo che lui sarebbe stato felice, innanzitutto, per l’idea stessa della collaborazione che sta alla base di questa esposizione: Chen Zhen, oltre che essere un artista complesso e dall’animo e dall’intelletto davvero peculiari, sapeva accogliere la visione dell’“altro” con grande umiltà e interesse. Era apertissimo al dialogo e alla condivisione, gli piaceva che “parti” diverse contribuissero tra loro ad un unico sforzo, era una sua attitudine specifica, rara da riscontrare in altri artisti, tanta generosa semplicità.

Chen Zhen, Exciting Delivery, 1999, 
metallo, ruote e camere ad aria per bicicletta, macchinine giocattolo, pittura, 
250x130x135 cm Courtesy ADAC – Association des Amis de Chen Zhen Photo Ela Bialkowska (particolare)

Altro motivo, non meno importante, è l’idea di pensare allo spazio in maniera organica, altro modo di intendere quello dell’organicità delle esperienze e delle opere, molto importante per Chen Zhen. La galleria offre, nei suoi tre spazi, ambienti differenti e come, il nostro, presenta caratteristiche simili, come dice lo stesso Perrotin, ad un corpo umano: organi diversi contribuiscono, con proprie ed esclusive specificità, all’insieme funzionale del corpo stesso. Nelle diverse sale abbiamo pensato a specifiche scelte che sottolineassero le sfaccettature diverse del percorso artistico di Chen Zhen ma che, insieme, ne riassumessero anche l’assoluta coerenza poetica.
Poi siamo a Parigi che per lui era una sorta di seconda patria naturale, quindi quale luogo migliore per dar corso a questo progetto?

Tutti e tre gli spazi della Galerie Perrotin saranno dedicati a Chen Zhen?
Esattamente, questa sarà la prima volta che Perrotin aprirà la sua galleria ad un unico progetto dedicato ad un solo artista. Emmanuel ha voluto sottolineare in questo modo l’importanza del lavoro che abbiamo svolto. Questa iniziativa, come dicevo, è stata mossa da una sua idea e volontà. Si voleva che ogni energia fosse concentrata su Chen Zhen e non ci fossero altre dispersioni o interferenze: si crea un mondo unico tutto dedicato a lui.

Chen Zhen, L'autel n° 15, 1993, metallo, vetro, foglio di plastica autoadesivo, carta di riso, colore acrilico nero e bianco, sabbia, acqua, oggetti
, 137x93.5x2.5 cm Courtesy ADAC – Association des Amis de Chen Zhen Photo Marco MinòQuindi Chen Zhen protagonista ma non con una mostra canonica… Non vediamo un itinerario esplorativo cronologico, ma un percorso che segue e persegue altri spunti e finalità…
Abbiamo sentito l’esigenza di realizzare non solo una retrospettiva antologica, ma qualcosa che colpisse nel profondo, evidenziando le peculiari capacità emotive delle opere di Chen Zhen.
Abbiamo scelto di non indirizzarci verso un ordine cronologico ma, in base alle opere, abbiamo voluto generare una sinergia inedita dettata dal contatto con lo spazio, la sua luce e il suo ambiente. Quello che ne deriva è un percorso suggestivo dove – ritorno alla metafora del corpo umano – ogni elemento concorre in modo esclusivo alla definizione della percezione complessiva. Si procede per contrasti: tra vuoti e pieni, tra intuizione e emozione, tra luce e ombra, tra concretezza ed effimero.
Chi avrà modo di visitare la mostra credo che ne tragga la suggestione di una forza che è più fisica che mentale. La concretezza del lavoro di Chen Zhen arriva subito ai sensi e poi si comprende con la ragione. La mostra mette un accento proprio su questa netta fisicità tangibile lasciando in secondo piano l’evidenza storica del suo lavoro.

Avete presentato anche alcuni pezzi che sono poco conosciuti come i dipinti che, nel percorso di Chen Zhen, sono proprio una rarità inedita e poi abbiamo le sue articolate installazioni: che ritratto esce della sua ricerca? Quale profilo poetico?
Per la prima volta esponiamo i suoi dipinti, davvero poco noti, e i disegni del Tibet; diamo testimonianza della sua ricerca pittorica che, di un artista come lui ancora tutto da scoprire e studiare, rimane un aspetto molto poco affrontato pur rappresentando, nella sua complessa ed eterogenea vena espressiva, un momento significativo e ricco di rimandi.
Chen Zhen anticipa da precursore, con il suo importante lavoro troppo presto interrotto dalla sua prematura scomparsa, la contaminazione delle culture, senza curarsi di essere considerato, negli anni della sua attività, come un artista “etnico”. La componente culturale dell’uomo era per lui tema centrale e nei suoi viaggi faceva di tutto per assimilare quegli elementi che lui non conosceva: ha saputo mettere da parte la sua cultura d’origine, pur senza mai dimenticarla o tradirla, e ha cercato in ogni modo di comprendere e interagire con quelle culture che ha, di volta in volta, incontrato.

Chen Zhen, Un-interrupted Voice, 1998, 
sedie, legno, pelle di vacca, spago, catena
, 94x186x44 cm Courtesy ADAC – Association des Amis de Chen Zhen Photo Bertrand Huet

Ha lentamente assimilato e accolto nel suo DNA quegli altri fattori che hanno lasciato evolvere il suo linguaggio, la sua ricerca, la sua poesia in qualcosa di nuovo e di autonomo. Penso che questo messaggio di assimilazione del “culturalmente diverso” sia qualcosa di incredibile e importante.

Nel libro che pubblicate per l’occasione, riportate, in questo senso, un dialogo davvero indicativo di questo atteggiamento di Chen Zhen…
Sì, quello che sembra un dialogo tra lui e un suo amico in realtà è un dialogo con se stesso: quella che si chiama Trans expérience. Racconta all’ipotetico amico (ma lo scrive a se stesso) della distanza che percepisce con il suo paese d’origine dopo anni di assenza, quando, ritornato, trova un paese completamente diverso. Si sente distante da quello che aveva lasciato e che ora trova, per lui è come vivere un doppio esilio, non si sente più cittadino del suo paese.
Da queste sensazioni nascono lavori come il grande animale fatto in biciclette, simbolo per eccellenza delle grandi masse di operai cinesi e che, nell’opera, diventano allusione di una Cina ormai mutata.
Chen Zhen nel viaggio riesce a sentirsi cittadino del mondo, sicuramente è uno dei primi artisti a sentire e maturare questa esigenza di visione e confronto “globale” dentro di sé.
Aveva una forza interiore fortissima e straordinariamente motivante, la sua ricerca la viveva con una passione fuori dall’ordinario. Credo sia stato uno degli stimoli più forti che lo ha aiutato anche ad affrontare la malattia: contro ogni aspettativa ha vissuto quindici anni in più rispetto all’aspettativa dei cinque che gli era stata drammaticamente diagnosticata. Il suo entusiasmo era davvero positivamente contagioso.

Chen Zhen, Beyond the Vulnerability, 1999, 
sculture di candele, disegni, collage, ferro, legno, vetro, plexiglas
, 111x140x80 cm ciascun tavolo (lunghezza totale 10 m); 200x80 cm ciascun collage Courtesy ADAC – Association des Amis de Chen Zhen Photo Ela Bialkowska (particolare)

Siete soddisfatti di quanto avete preparato?
Assolutamente. Chen Zhen merita di essere conosciuto e la sua ricerca deve essere approfondita. Questa mostra senza dubbio dà modo di poter venire in contatto con l’universo vario della sua sensibilità attenta e curiosa.
Con Emmanuel abbiamo voluto porre importanza prioritaria alla mostra ed ogni nostro sforzo va in questa direzione. Abbiamo guardato alla qualità di quanto si propone e, nonostante sia una collaborazione tra due gallerie private, l’aspetto commerciale è stato messo in secondo piano. Molti lavori non sono in vendita, perché l’esigenza primaria era quella di puntare su un’esposizione di assoluto valore e non a una semplice mostra di mercato. Le due cose possono incrociarsi, ma l’attenzione si è focalizzata sulla qualità del progetto. Ci siamo trovati tutti in ottima sintonia e, nell’organizzarla, abbiamo avuto solo piacevoli conferme e sorprese.

Chen Zhen, L'autel - Rouge, Blanc, Noir, 1993, 
metallo, vetro, foglio di plastica autoadesivo, carta di riso, colore acrilico nero, bianco e rosso, sabbia, acqua, oggetti, pigmenti in polvere rossi, bianchi e neri, 
159x100x35 cm Courtesy ADAC – Association des Amis de Chen Zhen Photo Marco MinòQuindi nasceranno altri progetti tra Galleria Continua e Galerie Perrotin?
Non abbiamo preventivato ancora nulla, ma nemmeno lo escludiamo. Come detto ci piace lavorare su progetti di una certa importanza che vanno creati e seguiti con la giusta attenzione. L’esperienza con Emmanuel Perrotin è certo stata fondamentale per ritrovare e mettere alla prova le comuni sinergie. 

Presentate il Catalogo Generale di Chen Zhen in questa occasione, cosa significa per voi?
Il primo volume del catalogo (il secondo esce in autunno) costituisce per noi dieci lunghi anni di lavoro. Noi abbiamo avuto in carico l’Archivio di Chen Zhen e ne abbiamo riordinato l’opera. Una mole di lavoro, anche per le varie esperienze che ha condotto, davvero considerevole. Eravamo perplessi inizialmente, spaventati da quello che questa ricerca avrebbe comportato, ma poi il nostro amore per il suo lavoro e la passione per la sua ricerca, senza tralasciare la stima per l’artista, ci ha spinti nell’impresa. Non volevamo, poi, che potesse essere dimenticato. La sua eredità è troppo preziosa per lasciarla disperdere. L’occasione di questa mostra ci sembrava la migliore per dar conto di questo grande lavoro. Consiglio la serata del 26 aprile con l’incontro attorno alla figura di Chen Zhen cui parteciperanno con me personaggi del calibro di Chen Bo, Daniel Buren, Adelina von Furstenberg, Hou Hanru, Hans Ulrich Obrist e Jerome Sans.
Vorrei ricordare anche l’Association des Amis de Chen Zhen (www.chenzhen.org) che abbiamo fondato per sostenere gli studi e le attività sulla sua ricerca poetica e la memoria della sua opera.

Chen Zhen. Fragments d’éternité
da una collaborazione tra Galleria Continua e Galerie Perrotin

26 aprile – 7 giugno 2014
Inaugurazione sabato 26 aprile ore 16.00-21.00 

sabato 26 aprile ore 18.00
incontro sul lavoro di Chen Zhen con la partecipazione di Chen Bo, Daniel Buren, Lorenzo Fiaschi, Adelina von Furstenberg, Hou Hanru, Hans Ulrich Obrist, Jerome Sans 

Galerie Perrotin
Salle de Bal, 60 Rue de Turenne, Parigi (Francia) 

Orari: da martedì a sabato 11.00-19.00 

Info: Galerie Perrotin
+33 1 42167979
paris@perrotin.com
www.perrotin.com

Galleria Continua
info@galleriacontinua.com
www.galleriacontinua.com

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